"Chi sei?" chiese il millepiedi. Alice rispose piuttosto timidamente:
"Io - Io so a malapena, signore, in questo momento - almeno so chi ero quando mi alzai questa mattina,
ma devo essere cambiata varie volte da allora".
Lewis Carroll
Si vales, bene est; ego valeo.
Come Alice, anch’io mi guardo allo specchio e riconosco di non essere più la stessa persona di ieri, né quella di questa mattina. Ogni incontro, ogni pensiero e ogni esperienza lasciano un’impronta su di me. E forse è proprio questo continuo cambiamento a dare sapore alla vita.
“Chi sono in questo momento?” è una domanda che mi accompagna da sempre, perché nessuna risposta sembra definitiva. Con il tempo emergono prospettive che prima non consideravo, limiti che diventano più chiari e alternative che non avevo ancora immaginato.
Mi muovo con curiosità, con il desiderio di capire e di creare, consapevole che anche il gesto più piccolo può produrre conseguenze inattese. Come una pagina bianca, ogni momento porta con sé la possibilità di qualcosa da scrivere, da scoprire o da realizzare.
Non sempre è facile. Ci sono giorni in cui il dubbio si fa largo e la fatica sembra prevalere. Giorni in cui persino ciò che mi sta a cuore diventa difficile da sostenere. Ma è proprio allora che provo a restare presente, continuando a dedicare cura e attenzione a quello che costruisco. Ho imparato che sono spesso i dettagli, quelli che quasi nessuno nota, a rendere significativa anche la più semplice delle azioni.
La mia determinazione, a volte, può sembrare testardaggine. E forse un po’ lo è. Ma è anche la forza che mi spinge a non accontentarmi, a cercare il meglio e a credere che ogni esperienza, ogni incontro e ogni parola possano davvero fare la differenza.
Questa spinta non nasce dall’illusione di avere tutte le risposte. Nasce dalla disponibilità a cercarle, a rimettere in discussione le mie convinzioni e ad accettare che alcune cose richiedano più tempo del previsto.
Uno specchio, in fondo, può restituirmi soltanto l’immagine di un istante. Non può mostrare tutto ciò che è accaduto prima, quello che sto cercando di cambiare o i passi che non ho ancora avuto il coraggio di compiere.
Per capire chi sono, allora, il riflesso non basta.
Più di ogni altra cosa, a raccontarmi sono le mie scelte, soprattutto quelle che nessuno vede: il modo in cui continuo a prendermi cura di quello in cui credo, la costanza con cui provo a mantenere una promessa e la fiducia che riesco a conservare anche quando sarebbe più semplice lasciare perdere.
È lì che riesco a vedermi. Non in una definizione, ma nel modo in cui affronto quanto mi accade. Nel tempo che dedico a quello che per me conta davvero, nella responsabilità che provo ad assumermi e nella volontà di non voltarmi dall’altra parte quando sento di poter fare qualcosa.
Non tutto ciò che faccio riesce come vorrei. Alcune idee richiedono più impegno, altre devono essere ripensate e altre ancora mi mostrano aspetti di me che non conoscevo. Ma anche questo mi appartiene: non soltanto i risultati che riesco a raggiungere, ma il modo in cui rimango accanto alle cose mentre prendono forma.
Ho imparato che fermarmi non significa necessariamente arrendermi. Può voler dire ascoltarmi, comprendere cosa non funziona e trovare la forza di modificare quello che avevo già costruito. Non tutte le attese sono tempo perduto e non ogni cambiamento rappresenta una rinuncia. Qualche volta, cambiare è proprio ciò che ci permette di rimetterci in cammino.
Riconoscere questa instabilità può fare paura. Una nuova intuizione può arrivare all’improvviso e rimettere in discussione decisioni che avevo preso poche ore, diversi mesi o persino anni prima. Quando accade, mi sento davvero un cantiere sempre aperto. Eppure c’è una bellezza immensa nel sapere che posso ancora stupirmi di me stesso, dei risultati nati da questi cambiamenti e di ciò che riesco a costruire anche insieme alle altre persone.
Cerco, allora, di non vivere ogni ripensamento come un errore. Se dovessi rivedere una decisione, cambiare direzione o concedermi una pausa, proverò a farlo con la stessa cura con cui ho imparato a ripartire, sapendo che anche i percorsi che non procedono come speravo fanno parte della persona che sto diventando.
È da questa consapevolezza che ritrovo l’energia per andare avanti, tendere una mano e rimettermi in gioco anche quando il peso del giorno precedente continua a farsi sentire.
Ed eccomi qui, in questo preciso momento.
Con i miei dubbi, la mia pazienza e quella speranza incrollabile che mi abita da sempre. Muovo il prossimo passo, curioso di scoprire dove mi condurrà e quale parte di me troverà finalmente il proprio posto nel mondo.
Non sono ancora pronto a scrivere il finale.
E, tutto sommato, credo che questa storia sia una delle cose più incredibili che abbia mai scelto di vivere.
Ma adesso dimmi: tu chi sei in questo momento?
Se vuoi, puoi scrivermelo.
Puoi affidarti a una lettera e lasciare che le tue parole mi raggiungano.
Io sarò qui per leggerle.
Vale,
