Ciao, io mi chiamo Orazio Pio

Sono l’autore di Lettere a Stroit, il progetto nato per offrire uno spazio di ascolto e condivisione attraverso la scrittura. Dal momento che sarò il destinatario delle tue lettere, credo sia giusto avvicinarmi un pò: raccontarti chi sono, cosa mi muove, cosa ispira il mio modo di guardare il mondo. Le passioni che mi tengono sveglio la notte. Le abitudini che mi fanno sentire a casa. I piccoli riti che attraversano le mie giornate. Perché, a volte, conoscere anche solo un frammento dell’altro rende le parole più semplici da affidare. E forse anche più vere.

Sparanise, 7 marzo 2026


"Chi sei?" chiese il millepiedi. Alice rispose piuttosto timidamente:
"Io - Io so a malapena, signore, in questo momento - almeno so chi ero quando mi alzai questa mattina,
ma devo essere cambiata varie volte da allora".

Lewis Carroll


Chi sono in questo momento?

Si vales, bene est; ego valeo.

Come Alice, anch’io mi guardo allo specchio e riconosco di non essere più la stessa persona di ieri, né quella di questa mattina. Ogni respiro, ogni sguardo e ogni emozione lasciano un’impronta su di me.

“Chi sono in questo momento?” è una domanda che mi accompagna da sempre, perché nessuna risposta sembra mai completa. Con il tempo affiorano prospettive che prima non vedevo, limiti che acquistano contorni più nitidi e possibilità che non avevo ancora considerato.

Mi muovo con curiosità, con il desiderio di capire e di creare, consapevole che anche il gesto più piccolo può produrre conseguenze inattese. Come una pagina bianca, ogni momento custodisce qualcosa che può ancora essere scritto, scoperto o realizzato.

Non sempre è facile. Ci sono giorni in cui il dubbio si fa largo e la fatica sembra prevalere. Giorni in cui anche ciò che mi sta più a cuore diventa difficile da sostenere. Ma è proprio allora che provo a restare presente, concedendo a quello che costruisco altre occasioni. Ho notato che sono spesso i dettagli, quelli che quasi nessuno coglie, a rendere significativa la più semplice delle azioni.

La mia determinazione, a volte, può sembrare testardaggine. E forse è così, non te lo nascondo. Ma allo stesso tempo è la forza che mi impone di non accontentarmi facilmente, di cercare il meglio anche altrove e di credere che un incontro o persino una sola parola possano cambiare, almeno un poco, il corso delle cose.

Questa pretesa non nasce dall’illusione di avere tutte le certezze. Nasce dalla disponibilità a cercarle, a interrogare le mie convinzioni e ad accettare che certe risposte richiedano più tempo del previsto.

Uno specchio, in fondo, può restituirmi soltanto una parte di ciò che sono. Non può mostrare la storia che mi ha portato a scrivere queste parole, le esperienze che hanno contribuito a trasformarmi e i passi che non ho ancora avuto il coraggio di fare.

Per scoprire chi sono, allora, il riflesso non basta.

Più di ogni altra cosa, a raccontarmi sono le mie scelte, incluse quelle che nessuno vede: come continuo a prendermi cura di quello in cui credo, la costanza con cui provo a mantenere una promessa e la fiducia che riesco a conservare pure quando sarebbe più semplice lasciare perdere.

È lì che riesco a vedermi. Non in una descrizione, ma nelle attenzioni che dedico a quello che per me ha valore, nella responsabilità che provo ad assumermi e nell'intenzione di non voltarmi dall’altra parte quando sento di poter fare qualcosa.

Ma la volontà, da sola, non evita le imperfezioni. Non tutto ciò che faccio riesce come vorrei. Ci sono idee che richiedono più impegno, altre chiedono di essere messe alla prova e altre ancora finiscono per rivelare aspetti di me che non conoscevo. Credo di potermi rispecchiare non tanto nei traguardi che riesco a conquistare, ma nel modo in cui so esserci, lasciando ciò che nasce libero di esprimersi e di trovare la propria forma.

Ci sono voluti anni, e soprattutto parecchie cadute, per comprendere che fermarsi non significa necessariamente arrendersi. Di fronte alle difficoltà, è facile cedere all'impulso di insistere a tutti i costi. Più di una volta ho oltrepassato il confine, ostinandomi ad andare avanti anche quando le motivazioni o le risorse venivano meno. È in quei momenti che ho imparato a rilassarmi, ad ascoltare ciò che stavo vivendo, a individuare cosa non funziona e a trovare la forza di cambiare quello che avevo già progettato. Sai cosa ho appreso da tutto questo? Che non tutte le attese sono tempo perduto e non ogni modifica rappresenta una rinuncia. Qualche volta, è proprio rivedendo il mio atteggiamento che riesco a compiere il cammino. 

Riconoscere che nulla è davvero definitivo può fare paura. Una nuova intuizione può irrompere all’improvviso e rimettere in discussione decisioni prese poche ore, diversi mesi o addirittura anni prima. Quando accade, torno a sentirmi un cantiere aperto, sospeso nel divenire e mai del tutto concluso. Ma se la vita non smette di scorrere, non posso esigere da me stesso di restare sempre identico. C’è una bellezza immensa nel lasciarmi continuamente sorprendere, nel vedere dove può trascinarmi una minima variazione e cosa può nascere ascoltando le altre persone.

Cerco, allora, di non vivere ogni ripensamento come un errore. Quando devo rivedere una decisione, cambiare direzione o concedermi una pausa, provo ad accogliere il bisogno di rallentare come una richiesta del percorso. In fondo, anche i tentativi che non portano dove immaginavo fanno parte della persona che sto diventando.

È da questa consapevolezza che ritrovo l’energia per andare avanti, tendere una mano e rimettermi in gioco nonostante il peso del giorno precedente torni a farsi sentire.

Ed eccomi, in questo preciso istante.

Con i miei dubbi, la mia pazienza e quella speranza incrollabile che mi abita da sempre. Continuo a esplorare, a cercare, a osservare ciò che cambia dentro e intorno a me, chiedendomi quale parte di me troverà finalmente il proprio posto nel mondo.

Non so ancora bene dove riuscirò ad arrivare, né cosa mi attende lungo la strada.
Ma è bellissimo pensare che questa storia mi abbia condotto fin qui, fino a te.

E adesso dimmi: tu chi sei in questo momento?

Se vuoi, puoi scrivermelo. 
Puoi affidare la risposta a una lettera e lasciare che le tue parole mi raggiungano. 
Io sarò qui per leggerle.

Vale,