Sparanise, 25 maggio 2026
Ex nihilo nihil fit.
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La storia di come tutto è incominciato
“Lieve è il dolore che parla, il grande dolore è muto.” scriveva Seneca.
E forse è proprio così: spesso ciò che pesa davvero resta in silenzio.
Nel 2021 il mondo attraversava uno dei momenti più fragili della sua storia recente.
La pandemia aveva cambiato le nostre abitudini, i nostri ritmi, le nostre relazioni.
Eravamo chiusi nelle case, distanti gli uni dagli altri.
Connessi da schermi, ma spesso lontani come non lo eravamo mai stati.
Si parlava molto di numeri, di emergenze, di problemi.
Si raccontavano continuamente le difficoltà, le paure, le perdite.
Eppure, dentro di me cresceva una sensazione diversa:
mancava qualcosa.
Mancava uno spazio semplice, umano, dove le persone potessero raccontarsi.
Uno spazio in cui qualcuno si prendesse il tempo di ascoltare.
Lo ricordo bene.
Era un pomeriggio d’agosto del 2021.
Tornai a casa, entrai in camera mia e rimasi in piedi, in silenzio.
Fu lì che accadde.
Senza motivo preciso, mi feci una domanda molto semplice:
Come stanno le persone?
Non come si mostrano.
Come stanno davvero.
Perché tutti corrono, è vero.
Ma dietro ogni sguardo c’è qualcosa che non si vede:
una stanchezza che non si dice,
una speranza che resiste,
un pensiero che cerca spazio.
Poi arrivò una seconda domanda.
Hanno qualcuno con cui parlarne?
Non intendo uno psicologo.
Non intendo nemmeno un amico stretto.
Intendo qualcuno che ascolti.
Senza fretta.
Senza giudizio.
Qualcuno che resti,
anche quando non ci sono parole.
E infine arrivò la domanda più difficile.
Come posso scoprirlo?
Come posso creare uno spazio dove chi ne ha bisogno possa raccontarsi
senza paura di essere un peso,
senza sentirsi sbagliato,
senza sentirsi solo?
Quelle tre domande diventarono una chiave.
Da lì iniziò tutto.
Da quell’intreccio di domande nacque il desiderio di mettermi in gioco.
Di costruire uno spazio vero, in cui le persone potessero raccontarsi, sentirsi accolte, condividere i propri pensieri e le proprie storie.
