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Sparanise, 14 marzo 2026


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Ricoloriamo il mondo insieme?

Ci sono idee che non nascono per fare rumore.

Nascono per mettere radici.

Pastello verde è una di queste.

Ogni dieci iscritti al progetto viene piantato un albero.
Un albero vero, che cresce nel tempo grazie alla piattaforma di Treedom.

Non è solo un gesto simbolico.
È un gesto concreto, piccolo ma reale.

Le lettere viaggiano, attraversano città, paesi, talvolta continenti.
Ogni parola scritta mette in movimento storie, persone, relazioni.
E ogni movimento, anche quando nasce da qualcosa di bello, lascia sempre una traccia nel mondo.

Per questo ho pensato che, mentre le lettere continuano il loro viaggio, da qualche parte nel mondo potesse crescere anche un albero.

Foglia dopo foglia.
Stagione dopo stagione.

Nel tempo, questi alberi formeranno piccole oasi di verde nate grazie agli iscritti del progetto.
Un modo semplice per restituire qualcosa alla terra e compensare, almeno in parte, l’impatto che ogni attività umana inevitabilmente genera.

Ma Pastello verde non nasce solo da un’idea.
Nasce anche da un ricordo.

Sono cresciuto in campagna.
La terra è sempre stata sotto i miei occhi.

Da bambino passavo ore tra gli alberi.
Mi arrampicavo sui rami, mi sporcavo le mani nel fango, scavavo piccoli laghetti d’acqua con le dita come se stessi costruendo mondi minuscoli.
La natura era il mio primo spazio di esplorazione.

Ricordo i campi, la luce del pomeriggio, i colori delle stagioni.
Erano paesaggi che, col tempo, ho capito somigliavano ai dipinti degli artisti che raccontavano la campagna: la stessa luce morbida, gli stessi colori profondi, la stessa intensità silenziosa.

Forse è anche per questo che, quando penso agli alberi, mi viene naturale pensare all’infanzia.

Mi torna in mente anche Cosimo, il protagonista del Barone rampante di Italo Calvino, che decide di salire sugli alberi e di non scendere più.
Un gesto che sembra una ribellione, ma che in fondo è anche una dichiarazione d’amore verso il mondo visto dall’alto dei rami.

Pastello verde nasce anche da lì.

Dalla voglia di continuare, in qualche modo, a guardare il mondo con gli occhi di quel bambino che giocava tra gli alberi.

Immagino il mondo come un grande foglio di album.
E Pastello verde come un pastello tra le dita.

Un pastello con cui, poco alla volta, possiamo tornare a colorare di verde quei luoghi dove il verde è diventato più raro.

È un gesto piccolo, lo so.

Ma è anche un gesto possibile.

Non posso ancora permettermi grandi interventi o grandi numeri.
Posso però fare questo: trasformare ogni gruppo di dieci iscritti in una nuova radice.

E forse la cosa più bella è questa:
Pastello verde non vuole essere soltanto un’iniziativa.

Vorrei che diventasse un esempio.

Un invito silenzioso a fare lo stesso nelle proprie vite.
Perché a volte basta poco: piantare un albero, prendersene cura, lasciare dietro di sé qualcosa che continui a crescere anche quando noi non ci siamo più.

Sapere che, mentre le storie continuano a viaggiare tra le persone, da qualche parte nel mondo cresce anche un albero.

Un albero che ricorda a tutti noi una cosa semplice:
che dentro ognuno di noi vive ancora quel bambino che sapeva arrampicarsi sugli alberi per guardare il mondo un po’ più da vicino.

Le parole possono cambiare il modo in cui guardiamo il mondo.
Gli alberi, invece, cambiano il mondo davvero.

Per questo Pastello verde esiste.

Per ricordarci che anche un progetto fatto di lettere
può imparare a mettere radici.