Anche se la finestra è la stessa,
non tutti quelli che vi si affacciano vedono la stessa cosa:
la veduta dipende dallo sguardo.
Alda Merini
L’approccio ecologico di Urie Bronfenbrenner è, prima di tutto, uno sguardo.
Uno di quelli che non si fermano alla superficie.
È l’idea che una persona non possa essere compresa davvero se la si osserva da sola, isolata, come se fosse un punto fermo nel vuoto.
Per Bronfenbrenner, ognuno di noi esiste dentro una trama.
Fatta di relazioni.
Di ambienti.
Di influenze che si intrecciano continuamente.
Non siamo mai solo noi.
Siamo anche i luoghi che abitiamo.
Le persone che incontriamo.
I contesti che attraversiamo.
A volte non ci si pensa.
Si guarda un comportamento
e lo si attribuisce subito alla persona.
Come se bastasse quello.
Ma non funziona così.
Per capire davvero, bisogna allargare lo sguardo.
Vedere cosa c’è intorno.
Perché una cosa cambia se accade a casa.
Cambia se accade a scuola.
Cambia se accade in un altro ambiente.
Non è lo stesso gesto.
È lo stesso gesto, in un contesto diverso.
E il contesto fa la differenza.
Ci sono ambienti in cui la persona è dentro direttamente.
Li vive ogni giorno.
Altri in cui non entra, ma che la influenzano comunque.
E poi c’è qualcosa di ancora più ampio.
Il modo in cui una società pensa,
ciò che considera normale,
ciò che rende possibile oppure no.
Tutto questo entra nello sviluppo.
Non come sfondo.
Come parte attiva.
E mentre tutto questo si muove, c’è anche il tempo.
Le cose cambiano.
Le persone cambiano.
Anche i contesti cambiano.
E lo sviluppo accade lì, dentro questo movimento.
Alla fine il punto è semplice.
Non puoi capire una persona
senza guardare anche ciò che la circonda.
Perché è lì che prende forma.