Non puoi semplicemente chiedere alle persone cosa vogliono e poi provare a darglielo.
Nel tempo in cui riesci a costruirlo, loro già vorranno qualcosa di nuovo.
Steve Jobs
1×1 fa 1.
Da solo posso immaginare il cambiamento, tenerlo in tasca come un seme, difenderlo dal vento.
Ma 1×2 fa 2, 1×3 fa 3, e a un certo punto i numeri smettono di essere conti e diventano orizzonte.
Lettere a Stroit è nata da una sola voce, la mia.
È cresciuto nel silenzio delle notti, nelle risposte pensate piano, nelle parole limate fino a non ferire.
Ma oggi so una cosa: ciò che è stato costruito per accogliere gli altri non può restare chiuso in una sola persona.
Per questo ti chiedo: sei come me?
Sei come me se credi che il lavoro possa avere un’anima.
Se pensi che ascoltare qualcuno valga quanto produrre qualcosa.
Se non ti basta eseguire, ma vuoi capire il senso di ciò che fai.
Se ti emoziona l’idea di custodire storie vere invece di numeri vuoti.
Lettere a Stroit potrebbe diventare anche la tua strada.
Non un impiego qualunque, ma un modo di stare al mondo: fatto di cura, metodo, responsabilità gentile.
Qui non si moltiplicano clienti, si moltiplicano incontri.
Non si vendono risposte, si costruiscono presenze.
Io posso continuare da solo... 1×1 farà sempre 1.
Ma con te potremmo arrivare dove non arrivo:
più mani per tenere le lettere,
più occhi per leggere tra le righe,
più cuori per proteggere ciò che le persone affidano.
Se senti che queste parole ti somigliano, allora forse un posto accanto a me esiste già.
Lettere a Stroit non cerca dipendenti: cerca compagni di viaggio.
Persone capaci di credere che il cambiamento non si dichiara, si accompagna.
E tu, sei come me?