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Sparanise, 30 agosto 2025


«Pure un genio deve mangiare.»

Wax - I nostri giorni



Lettere a Stroit: dall'ascolto all'impresa

Quando ho iniziato a lavorare a Lettere a Stroit avevo ventun anni.
Non sapevo nulla di economia, di marketing, di sostenibilità.
Non sapevo come si scrivesse un business plan, né a cosa servisse davvero.
Sapevo solo che volevo fare qualcosa di buono. Qualcosa che restituisse un po’ di umanità al mondo che mi circondava.

Lettere a Stroit non è nato come progetto imprenditoriale.
È nato come gesto. Come tentativo. Come bisogno personale di ascoltare e di essere ascoltato.
Scrivere per sentirsi meno soli, per creare uno spazio in cui le persone potessero fermarsi, raccontarsi, respirare.

Per anni ho creduto che bastasse il mio impegno e il benessere delle persone come unico ricavo del progetto. Ho camminato così, con passione, con dedizione e risparmi personali, convinto che l'anima di Lettere a Stroit fosse sufficiente a sostenerlo. Ogni volta che qualcuno chiedeva se ci fosse un fine economico, reagivo con fastidio: nella mia fantasia, la ricompensa era vedere gli altri crescere, emozionarsi, sentirsi accolti.