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300 g di farina.
200 g di zucchero.
150 g di burro freddo.
1 uovo di papera intero.
Un pò di scorza di limone.
Sarebbe una sorpresa tenera.
Quasi domestica.
Ma qui non stiamo parlando di dolci.
Stiamo parlando di navigazione.
Nel linguaggio digitale, i “cookie” non si impastano e non si infornano.
Sono piccoli file tecnici che un sito salva sul tuo dispositivo mentre lo stai visitando.
Non fanno rumore.
Non si vedono.
Ma aiutano il sito a funzionare correttamente.
Alcuni sono essenziali: permettono alle pagine di caricarsi, ai pulsanti di rispondere, alle preferenze di restare memorizzate.
Altri servono a raccogliere dati statistici, in forma aggregata, per capire cosa migliorare.
L’informativa sui cookie è il testo in cui tutto questo viene spiegato.
È il luogo della trasparenza.
È il momento in cui un sito ti dice:
“Ecco cosa accade mentre sei qui.
Ecco quali strumenti utilizzo.
Puoi scegliere.”
Non è una formalità fredda.
È una forma di chiarezza.
Perché navigare non significa soltanto leggere.
Significa entrare in uno spazio digitale che deve essere costruito con correttezza, consapevolezza e cura.
E anche se la parola “cookie” può far sorridere,
la responsabilità che porta con sé è reale.
Niente zucchero a velo.
Solo trasparenza.