Il mio guadagno

La parola guadagnare nasce nei campi. Voleva dire pascolare, andare piano in cerca di nutrimento. Non prendere, ma raccogliere lungo il percorso. Forse è per questo che ciò che ricevo qui non pesa, non si conta, non si consuma. Cresce nel tempo, accanto alle storie delle altre persone. E mi alimenta.





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Sparanise, 6 gennaio 2026


Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti.
Di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori, detti pensieri,
di rose, dette presenze,
di sogni, che abitino gli alberi,
di canzoni che faccian danzar le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti...
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia le pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini

Il denaro può comprare la buccia
di molte cose, ma non il seme.
Può darvi il cibo ma non l'appetito,
la medicina ma non la salute,
i conoscenti ma non gli amici,
i servitori ma non la fedeltà,
giorni di gioia ma non la felicità
e la pace.

Henrik Ibsen


Non mi paghi, ma mi arricchisci.


Nessun costo aggiuntivo per te.
Non ci sono tariffe, né compensi, né costi segreti.
Eppure, ci guadagno ogni volta.

Ci guadagno in ascolto.
Nel tempo che qualcuno decide di donarmi.
Nelle parole che pesano, nei silenzi che parlano, negli sguardi che si capiscono senza dover spiegare troppo.

Ci guadagno in relazioni.
In ogni scambio sincero, in ogni incontro che mi insegna qualcosa.
Nel fatto che qualcuno si fidi, si racconti, si affidi.

Ci guadagno come persona.
Perché tutto questo mi cambia. Mi fa bene.
Mi rende più umano, più presente, più vero.

Ci guadagno in lentezza.
Nel poter andare piano senza sentirmi in ritardo.
Nel lasciare che le cose maturino quando sono pronte.

Ci guadagno in orientamento.
Perché ascoltare gli altri mi rimette in direzione.
Mi ricorda dove sto andando, e perché.

Ci guadagno in fiducia.
Nel vedere che le persone, quando hanno spazio, fioriscono.
E che, se ascoltate, trovano la loro forma.

Ci guadagno in gratitudine.
Perché niente di tutto questo è dovuto.
E proprio per questo vale.

Ci guadagno in coraggio.
Nel restare anche quando sarebbe più facile chiudere.
Nel non tirarmi indietro davanti a ciò che è fragile.

Ci guadagno in confini.
Nel capire fin dove posso arrivare.
E dove è giusto fermarmi.

Ci guadagno come professionista.
Perché ho deciso di fare di Lettere a Stroit il mio primo (capo)lavoro.
Strutturandolo come un'attività che mi garantisca il giusto sostentamento.

Ci guadagno in opportunità.
Perché Lettere a Stroit è il mio biglietto da visita:
è ciò attraverso cui chiunque può conoscermi, leggermi, valutare come lavoro.

E allora sì, ci guadagno.
Ci guadagno perché prendo qualcosa che mi nutre e lo restituisco trasformato in cura, in tempo, in attenzione.
Perché ogni volta che ricevo una storia, sento di doverla onorare con la mia presenza migliore.
Questo viaggio mi fa bene, e sapere che fa bene anche ad altri è una forma di felicità silenziosa che non smette di sorprendermi.
Per questo continuo: per prendere con gratitudine, per restituire con amore, per camminare con entusiasmo accanto alle persone che incontro.