Sì, sono Globalista

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Sparanise, 9 febbraio 2026


Non avrai altro Dio all'infuori di me.

Es 20,3; Dt 5,7


Tutto è meglio di poco

C’è un momento, dopo aver parlato di prospettive, in cui ci si accorge che non basta saper guardare.
Bisogna sapere verso dove guardare.

La prospettiva è lo sguardo.
L’orientamento è la direzione.

Senza orientamento, anche lo sguardo più ampio si disperde. Può cogliere dettagli, accumulare informazioni, attraversare discipline… ma non sa dove andare. È come avere una mappa senza sapere quale meta cercare.

Orientamento viene dal latino oriens, “oriente”, dal verbo oriri, “sorgere”. Orientarsi significava rivolgersi verso il punto in cui nasce il sole. Non era un gesto simbolico. Era necessario per navigare, per costruire, per non perdersi.

Solo dopo è diventato metafora.

Orientarsi è scegliere la propria alba.

Quando parlo di orientamento “globalista” non intendo un sapere enciclopedico, né un’illusione di onniscienza. Intendo un principio semplice: non ridurre l’essere umano a una sola lente.

“Tutto è meglio di poco.”

Non perché il poco sia inutile, ma perché l’uomo non è poco.

La medicina può specializzarsi su un organo. Può delimitare un apparato, studiarlo in profondità, intervenire con precisione. È il suo compito.

La psicologia no.

La psicologia non ha un fegato da operare, né un’arteria da disostruire. Non ha cellule da contare. Ha una persona davanti. Con la sua storia, la sua voce, i suoi silenzi. Con il suo dolore, la sua memoria, le sue contraddizioni.

Ha l’uomo intero.

E l’uomo non si lascia comprendere per compartimenti stagni.

Un orientamento globale significa questo: attraversare i saperi senza rimanere prigionieri di uno solo. Significa permettere alla psicologia di dialogare con la filosofia, alla clinica di incontrare la letteratura, alla sofferenza di essere letta anche attraverso il simbolo e la parola.

Dolore.
Sofferenza.
Anima.
Mente.
Parola.

In queste parole si raccolgono l’oggetto, la causa, l’evoluzione, l’esito, la cura.

Un orientamento globale non è un accumulo indiscriminato. È selezione responsabile. È la capacità di attingere da ogni campo del sapere ciò che serve davvero a quella persona, in quel momento.

Può sembrare ambizioso.
Può sembrare eccessivo.

Ma globale non significa sapere tutto.
Significa non escludere nulla a priori.

Significa restare davanti alla complessità senza fuggire.
Significa provare dove altri delimitano.
Significa credere che, talvolta, un passo in più possa fare la differenza.

La vita è lunga.
Il tempo esiste.
Studiare è una scelta.

L’orientamento non è il possesso del sapere.
È la fedeltà alla ricerca.

È rivolgersi ogni giorno verso la propria alba.
E scegliere di non ridurre l’essere umano a ciò che è più facile spiegare.

Perché sì, delle volte può sembrare troppo.
Ma nella vita vale sempre la pena di provare.

E se davvero tutto è meglio di poco, allora vale la pena tentare di abbracciare l’intero.