Qui per ascoltarti

Quando qualcuno ti ascolta davvero senza giudicarti, senza cercare di prendersi la responsabilità per te, senza cercare di plasmarti, ti senti tremendamente bene. Quando sei stato ascoltato ed udito, sei in grado di percepire il tuo mondo in modo nuovo ed andare avanti.

Carl Rogers

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Sparanise, 12 gennaio 2026


Se il bene ha una causa, non è più bene; se ha un effetto, la ricompensa, pure non è bene.
Perciò, il bene è al di fuori della catena delle cause e degli effetti.

Lev Tolstoj


Serva me, servabo te

Lettere a Stroit nasce da una consapevolezza semplice ma profonda: non tutti hanno qualcuno con cui parlare, qualcuno che ascolti veramente.
A volte, le parole che vorremmo dire restano dentro di noi, bloccate, non trovando uno spazio dove essere ascoltate.
Da questo desiderio di dare voce e ascolto è nato il progetto.
Un gesto umano, spontaneo e senza pretese, che mira a offrire un rifugio sicuro dove chiunque possa sentirsi visto, anche da lontano.

La finalità principale di Lettere a Stroit è creare un legame autentico.
Non un legame terapeutico, ma una connessione semplice, umana, che nasce dalla volontà di esserci.
A volte, per far stare meglio qualcuno, basta un ascolto attento e sincero.
Ed è proprio questo che voglio fare: ascoltare le storie delle persone, senza giudizio, con rispetto e attenzione.
Perché penso che, anche solo un piccolo gesto di accoglienza, possa fare la differenza.

Il progetto si sviluppa con l’intento di accompagnare le persone in un percorso di consapevolezza e crescita personale.
Non si tratta di curare, né di risolvere, ma di comprendere e condividere.
Ogni parola, ogni storia che viene raccontata diventa un passo verso un maggiore senso di appartenenza e di valore.
Non siamo soli nel nostro cammino, e spesso basta essere ascoltati per sentire che la propria esistenza ha un senso.

Lettere a Stroit vuole essere uno spazio di dialogo e di compagnia, dove le storie non sono giudicate, ma custodite con attenzione e amore.

È uno spazio che va oltre la superficie, che permette di riscoprire se stessi e trovare
nuove parole per ciò che si sente nel profondo.
La narrazione diventa strumento di crescita collettiva: ascoltare, comprendere, e condividere ci rende più vicini, più empatici.
Questo è il cuore culturale del progetto: un esercizio quotidiano di empatia, una cultura che non è sapere astratto, ma un gesto di cura e di attenzione verso l’altro.

Dal punto di vista sociale, l’obiettivo è costruire una rete di legami veri, che non dipendono da etichette o ruoli, ma dalla volontà di esserci e di ascoltare. Ogni storia che entra in Lettere a Stroit è un tassello che contribuisce a creare un ambiente dove la persona si sente accolta, senza pregiudizi. In un mondo che a volte ci fa sentire invisibili, questo progetto vuole restituire spessore e valore ad ogni individuo, attraverso l’ascolto e la condivisione.

In fondo, Lettere a Stroit è un progetto che nasce dalla fiducia nella bellezza del bene condiviso.
Ogni parola sincera, ogni gesto di gentilezza, ha il potere di lasciare un’impronta nel cuore di chi lo riceve.
E con questa fiducia, il progetto spera di ispirare anche altri a fare
lo stesso, creando una rete di accoglienza che possa crescere e fiorire nel tempo.

Voglio che Lettere a Stroit diventi, un giorno, un luogo dove le persone possano davvero sentirsi a casa, anche solo per un momento, per un gesto.
Dove le parole non siano mai solo parole, ma riflessi di una presenza che sa ascoltare, che sa accogliere.
E, se possibile, restituire la possibilità di sorridere, di sperare,
di sentirsi visti.

Tutto parte da qui.
Dalla volontà di esserci.
E se riusciremo a farlo insieme, passo dopo passo, Lettere a Stroit potrebbe, un giorno, crescere fino a diventare una realtà più grande, un luogo dove altre persone, altre voci, altre mani possano contribuire.
L’obiettivo non è solo far crescere il progetto, ma farlo diventare un’opportunità per altri, creando uno spazio in cui l’ascolto diventa una professione, un lavoro per chi condivide questa visione.

Immagina se, invece di farlo da solo, questo gesto di cura e attenzione fosse portato avanti da una squadra intera.
Le persone che potremmo ascoltare, i legami che potremmo costruire, il cambiamento che potremmo generare.
Non è solo un sogno: è un obiettivo.
Ogni passo che facciamo ora è un seme piantato per un futuro in cui Lettere a Stroit possa moltiplicarsi, creando una rete di ascolto che, nel tempo, possa davvero trasformare le vite di tante persone.
E, se sarà possibile, dare a chi vuole essere parte di questa missione la possibilità di farlo come lavoro, con semplicità, passione e impegno.
Lettere a Stroit non è solo un progetto che nasce da me,
ma è pensato per crescere in una comunità più grande.
Perché più siamo, più possiamo fare.

Perché, alla fine, ciò che conta è che ogni storia raccontata, ogni silenzio ascoltato, ogni parola condivisa, ha il potere di cambiare qualcosa.
Non solo nella vita di chi riceve attenzione, ma anche in chi la offre.
Ed è proprio questo che mi spinge: la convinzione che, insieme, possiamo costruire qualcosa di più grande.
Un luogo dove l’ascolto è un atto di amore, dove ogni persona trova il suo spazio, senza paura di essere cambiata, ma con la consapevolezza di essere vista e accolta.

Lettere a Stroit è una porta aperta.
Una porta che invita ognuno di noi a entrare, a condividere, a fare un passo in più verso gli altri, senza paura di essere vulnerabili.
È un invito a non lasciare che il silenzio si faccia muro, ma a trasformarlo in un ponte che unisce, che guarisce, che fa crescere.
E se, un giorno, questo progetto diventerà qualcosa di più grande, sarà grazie a ognuno di noi.
A chi ha scritto, a chi ha ascoltato, a chi ha creduto che l’ascolto, in fondo, può cambiare il mondo.
Perché quando ci siamo davvero, non c’è limite a ciò che possiamo fare insieme.