Lorem ipsum

Ciò che nella vita rimane, non sono i doni materiali, ma i ricordi dei momenti che hai vissuto e ti hanno fatto felice. La tua ricchezza non è chiusa in una cassaforte, ma nella tua mente. È nelle emozioni che hai provato dentro la tua anima.

Alda Merini

< Torna indietro

Sparanise, 16 febbraio 2026


Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini


Guarda il video

Non mi paghi, ma mi arricchisci

Non ci sono tariffe, compensi o costi nascosti.

Non devi pagarmi per scrivere e io non ricevo denaro per ascoltarti e risponderti. Eppure, sarebbe inesatto dire che da tutto questo non ricavo nulla.

Perché ci guadagno ogni volta.

Ci guadagno in ascolto.

Nel tempo che qualcuno sceglie di donarmi. Nelle parole che pesano, in quelle che arrivano leggere e persino nei silenzi che rimangono tra una riga e l’altra. In tutto ciò che una persona riesce a scrivere e anche in quello che, per il momento, non riesce ancora a dire.

Ci guadagno in relazioni.

In ogni scambio sincero, in ogni incontro che mi permette di guardare il mondo da un punto diverso dal mio. Nel gesto di chi decide di fidarsi, raccontarsi e affidarmi una parte della propria storia, pur senza sapere ancora quale risposta riceverà.

Una fiducia così non può essere pretesa. Può soltanto essere accolta.

Ci guadagno come persona.

Perché ogni storia sposta qualcosa dentro di me. Mi fa incontrare vite che non avrei potuto conoscere, pensieri che forse non avrei mai formulato e realtà che, da solo, non avrei saputo immaginare.

Non risolve ogni cosa e non rende tutto più semplice. Ma mi impedisce di restare identico. Mi rende più attento, più presente, più consapevole del modo in cui le mie parole possono raggiungere un’altra persona.

Ci guadagno in lentezza.

Nel poter andare piano senza sentirmi in ritardo. Nel lasciare che le parole arrivino quando sono pronte e che ogni risposta trovi il tempo necessario per maturare.

In un mondo che sembra chiedere continuamente velocità, Lettere a Stroit mi ricorda che alcune cose hanno bisogno di essere attese. Una lettera, una risposta, una fiducia. Persino noi stessi.

Ci guadagno in orientamento.

Perché ascoltare gli altri mi aiuta a ritrovare la mia direzione. Mi ricorda ciò che conta, il motivo per cui ho cominciato e la persona che desidero continuare a essere mentre vado avanti.

Ogni storia diventa, in qualche modo, un punto sulla mappa. Non mi indica necessariamente dove arrivare, ma mi aiuta a non dimenticare perché sono partito.

Ci guadagno in fiducia.

Nello scoprire che, quando una persona trova uno spazio autentico, può incontrare parole che credeva di non possedere. Può guardare ciò che sente da una prospettiva diversa e riconoscere parti di sé rimaste a lungo senza voce.

Non posso sapere dove condurrà tutto questo. Ma posso esserci mentre accade.

Ci guadagno in coraggio.

Nel restare anche quando sarebbe più semplice chiudere. Nel non distogliere lo sguardo davanti a ciò che è delicato. Nell’accettare di non avere sempre la frase giusta, senza usare questa incertezza come una ragione per tirarmi indietro.

A volte il coraggio non consiste nel sapere cosa dire. Consiste nel scegliere di rimanere abbastanza a lungo da ascoltare davvero.

Ci guadagno anche in confini.

Perché ogni storia mi ricorda che ascoltare non significa poter risolvere tutto. Mi insegna fin dove posso arrivare, quale responsabilità posso assumermi e dove, invece, è giusto fermarmi.

Anche riconoscere un limite è una forma di cura. Significa non promettere ciò che non posso offrire e rispettare la persona che ho davanti abbastanza da essere sincero.

Ci guadagno in opportunità, e non voglio nasconderlo.

Lettere a Stroit racconta chi sono. Mostra il modo in cui penso, scrivo, costruisco e mi assumo la responsabilità delle cose che creo. È il mio biglietto da visita, ma non perché contiene una promessa: perché permette a chiunque di osservare ciò che faccio.

Attraverso questo progetto, le persone possono conoscermi, leggermi e valutare il mio modo di lavorare. Possono comprendere ciò in cui credo prima ancora che sia io a raccontarlo.

Anche questo è un guadagno. Non economico, ma reale.

E poi ci guadagno in gratitudine.

Perché niente di tutto questo mi è dovuto. Nessuno è obbligato a scrivermi, a fidarsi o a consegnarmi parole che avrebbe potuto conservare per sé.

Proprio per questo, ogni lettera che arriverà avrà un valore immenso.

E allora sì, ci guadagno.

Ricevo fiducia e provo a trasformarla in responsabilità.
Ricevo tempo e cerco di restituirlo attraverso la mia presenza.
Ricevo una storia e provo a onorarla con la parte migliore di me.

Ciò che mi viene affidato non rimane soltanto nelle mie mani. Mi attraversa, mi cambia e ritorna sotto forma di cura, attenzione e parole scelte con sincerità.

Questo viaggio mi arricchisce. E sapere che ciò che fa crescere me possa offrire anche a un’altra persona un piccolo spazio di respiro è una forma di felicità silenziosa che continua a sorprendermi.

È per questo che continuo: per accogliere con gratitudine, restituire con cura e camminare, almeno per un tratto, accanto alle persone che incontro.

Tu non mi paghi.

Ma, affidandomi una parte della tua storia, mi arricchisci in un modo che nessun compenso potrebbe mai fare.

Grazie,