Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire.
Alda Merini
Lettere a Stroit nasce da una verità semplice: non tutti hanno qualcuno con cui parlare davvero.
Ci sono parole che rimangono chiuse nel petto, come finestre che non trovano il coraggio di aprirsi. Io ho immaginato uno spazio dove quelle
parole potessero posarsi senza paura, un luogo leggero e sincero, capace di accogliere ciò che normalmente resta invisibile.
Anche nella sua forma più concreta il progetto conserva questa anima.
Come definito nelle sue condizioni,
Lettere a Stroit ha finalità culturali e sociali e consente agli utenti di inviare una o più lettere, anche in forma
anonima, nonché altri contenuti - foto, video, cartoline - che vengono custoditi e gestiti secondo le regole del progetto.
Dietro questa frase formale c’è qualcosa di molto più vivo: la possibilità, per chi si iscrive, di affidare una parte di sé a un ascolto che non
pretende, non classifica, non misura.
Lettere a Stroit è uno spazio di dialogo e di compagnia, dove le storie vengono custodite con cura.
La narrazione diventa un gesto culturale: non sapere astratto, ma pratica quotidiana di attenzione verso l’altro. Ascoltare, comprendere,
condividere: tre verbi semplici che possono cambiare la forma delle giornate.
Dal punto di vista sociale l’obiettivo è tessere una rete di legami veri, liberi da etichette.
Ogni lettera che arriva è un tassello di un luogo in cui la persona può sentirsi intera, non ridotta a un ruolo o a un problema. In un tempo che
spesso ci rende trasparenti, questo progetto prova a restituire peso e luce a ogni voce.
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